Ventimiglia: migranti ospitati in chiesa

Circa 3000 migranti sono giunti a Ventimiglia dall’inizio dell’anno. Ventimiglia, spiega la Caritas diocesana, «è una tappa ormai obbligata per chi intende andare in Francia, spesso per proseguire verso la Gran Bretagna o altri Paesi del nord Europa». Essendo città di confine, gode dei benefici del commercio e delle opportunità lavorative in Costa Azzurra e nel Principato di Monaco, ma, sottolinea Caritas Ventimiglia – San Remo, «dovrebbe anche valorizzare la propria vocazione solidale con la creazione di un centro di accoglienza stabile ed aperto a tutte le persone in transito. Un pasto, una doccia, un letto non andrebbero negati a nessuno. Come pure la possibilità di ricaricare il cellulare per parlare con la propria famiglia o le cure mediche per chi dovesse ammalarsi. Invece da mesi tali semplici diritti vengono negati. Decine di persone vivono all’addiaccio, senza quasi nessun aiuto, nella speranza che spariscano dalla vista e non disturbino. Invece ci sono e continuano ad arrivare».

Centro di accoglienza chiuso, migranti accampati

La trasformazione a inizio anno del Centro temporaneo di accoglienza gestito dalla Croce Rossa di Ventimiglia, che da accesso libero era passato ad accoglienza consentita solo a chi era intenzionato a richiedere l’asilo in Italia, aveva ridotto notevolmente la risposta ai bisogni, ma con la sua chiusura si è andati nella direzione opposto rispetto all’aiuto umanitario necessario. «La collocazione non era certamente delle migliori ma in questi mesi non si è “riusciti” a trovare una soluzione alternativa – osservano i responsabili della Caritas diocesana –. Si pensa che le politiche restrittive allo sbarco, i controlli durante il viaggio o l’assenza di un centro di accoglienza possano impedire o frenare l’arrivo a Ventimiglia dei migranti?».

Nelle ultime settimane i migranti si erano accampati sulle sponde del fiume Roia e nei pressi della stazione, ma per ragioni igienico-sanitarie il sindaco ha ordinato lo sgombero delle due aree.

L’accoglienza della chiesa di Sant’Antonio

A quel punto la chiesa di Sant’Antonio, nel quartiere Roverino di Ventimiglia, ha deciso di improvvisarsi centro di accoglienza, distribuendo circa 700 pasti al giorno e ospitando a dormire almeno 400 persone nei locali della parrocchia, nel campetto, nel salone e anche nello spazio dedicato alla celebrazione della messa, spiega il parroco don Rito Alvarez. «Sappiamo che questo non è un modo adeguato di fare accoglienza, ma al momento non abbiamo altre possibilità» dice Maurizio Marmo, direttore di Caritas Ventimiglia – San Remo.

La Caritas e la parrocchia sono sostenute in questa iniziativa da due associazioni francesi per la preparazione dei pasti, mentre la cittadinanza si è mobilitata per rispondere ai vari bisogni di una simile situazione. Intanto si continua a richiedere a Comune e Prefettura l’allestimento di un centro d’accoglienza pubblico. «Si deve necessariamente muovere qualcosa – auspica il parroco di Sant’Antonio –. Qui è tutto basato sul volontariato ma il numero dei migranti continua a crescere. Quello che chiediamo è un campo dove dare ai migranti la giusta accoglienza ma anche corrette informazioni legali che potrebbero aiutarli a scegliere se restare o proseguire il viaggio verso la frontiera».

Approfondisci

Commenti (0)